L’avvocato Antonio Lemme fondò il suo studio legale
nel 1927, domiciliandolo in Via della Scrofa, non lontano da
Sant’Ivo, che in quegli anni cedeva il suo ateneo alla
città universitaria, edificata lungo la traiettoria settentrionale
che dalla Stazione Termini giungeva ai “quartieri”,
i nuovi rioni che sorgevano tra la Villa Torlonia di via Nomentana
e la Villa Ada di via Salaria, ovvero le residenze del potere.
Tra questi il quartiere Savoia, oggi Trieste: grandi piazze,
viali alberati e abitazioni spaziose, dove ben presto l’avvocato
trasferì lo studio e la famiglia. La sua costante crescita
professionale lo portò nel dopoguerra ad occuparsi di
grandi processi di impatto sociale e politico, come il processo
giunto a sentenza nel 1955 per le frodi valutarie, o il processo
per l’omicidio di Wilma Montesi.
Negli anni 60 entrò a far parte dello studio il figlio
Fabrizio, laurea con lode in Diritto Penale dell’Economia,
relatore Giuliano Vassalli, con il quale avvierà una
collaborazione accademica durata fino al 1980, anno in cui conseguì
la Cattedra presso l’Università di Siena. E con
Fabrizio la moglie: l’avvocato Fiammetta Luly, esperta
in Diritto di Famiglia, che associò la sua competenza
in materia ad un grande talento nel campo delle pubbliche relazioni
e nell’amministrare le risorse umane. Gli uffici si trasferirono
in Corso di Francia, l’attuale sede. Lo studio accentua
le competenze nelle materie civilistiche, nel penale, nel societario
e nel diritto dei beni culturali. Entrano professionisti di
rilievo del Foro Romano. Collaborare con Fabrizio Lemme diventa
una scuola: rigore formale e collegialità: ogni specializzazione
si arricchisce nella collaborazione, si guarda all’intero
organismo.
Da questa scuola emerge la terza generazione della famiglia:
Giuliano Lemme e Antonella Anselmo.