Pietro Rescigno si è spento a Roma il 25 agosto 2026, al Policlinico Gemelli. Aveva 98 anni: era nato a Salerno il 15 gennaio 1928. Con lui scompare uno dei maestri del diritto civile italiano del Novecento. Per il nostro Studio, però, il ricordo ha una data e un luogo precisi.

Tokyo, 5 novembre 2008

Quel giorno, nella sala «Umberto Agnelli» dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, si tenne il convegno «A Regola d’Arte: la globalizzazione non è solo mercato», organizzato dallo Studio con il patrocinio dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. A presiederlo fu Pietro Rescigno.

Il programma metteva a confronto, in chiave comparatistica, diritto italiano e diritto giapponese in materia di cultura: la riproduzione delle opere d’arte, il diritto di seguito, la produzione cinematografica e televisiva, il cinema di animazione. Accanto ad Antonella Anselmo e Giuliano Lemme intervennero: l’avv. Hiromi Furushima, esperta di diritto dei media; il prof. Lorenzo Gallo, scultore e docente alla Facoltà di Architettura della Sapienza; il prof. Mario Franzosi, visiting professor a Washington D.C. e presidente onorario del Giurì del design di Milano; e la prof.ssa Annalisa Maccari dell’Università di Siena.

Che a governare quei lavori fosse Rescigno non era un caso. Il sottotitolo del convegno — la globalizzazione non è solo mercato — non era uno slogan: era una tesi, e quella tesi era sua prima ancora che nostra. Portarla a Tokyo, davanti a un uditorio giapponese, significava chiedersi se i beni culturali possano essere trattati come qualunque altro bene, e se il diritto privato abbia ancora strumenti per dire di no.

Da quell’esperienza nacque, l’anno successivo, l’adesione dello Studio alla Fondazione Italia-Giappone quale socio promotore, e poi l’Osservatorio sul Diritto Giapponese: un filo che dura da quasi vent’anni e che a Tokyo, quel pomeriggio d’autunno, ebbe inizio.

Il giurista

Laureato a Napoli nel 1948, allievo di Francesco Santoro-Passarelli e di Alessandro Graziani, perfezionatosi a Cambridge (1950-51) e a Tubinga (1953) sotto la guida di Rolf Serick, Rescigno vinse il concorso a professore straordinario nel 1953 e fu chiamato a Macerata; poi Pavia, Bologna dal 1960 e, dal 1970 al 2005, la Sapienza di Roma, dove fu nominato professore emerito.

Le tre monografie giovanili — Incapacità naturale e adempimento (1950), Interpretazione del testamento (1952), Studi sull’accollo (1958) — restano ancora oggi riferimenti obbligati. Il Manuale del diritto privato italiano (prima edizione 1973, aggiornato fino al 2000) ha formato generazioni di giuristi, e non per compilazione ma per impostazione: fu tra i primi a leggere gli istituti privatistici alla luce della Carta costituzionale. Con l’Introduzione al codice civile (1991) tracciò il bilancio critico di mezzo secolo di applicazione del codice del 1942. Diresse per la UTET il Trattato di diritto privato (ventitré volumi, 1982-1988) e, con Enrico Gabrielli, il Trattato dei contratti.

Ma il libro che meglio spiega perché fosse lui, e nessun altro, a presiedere un convegno intitolato a un’idea di cultura non riducibile allo scambio, è Persona e comunità (1966): la difesa dello spazio delle formazioni sociali intermedie, del pluralismo, della realtà sociale che sta sotto — e prima — degli istituti giuridici.

Accademico dei Lincei dal 1988, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica dal 1990 al 2006, laurea honoris causa a Bologna nel 2001, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana nel 2014: i riconoscimenti sono molti, e nessuno di essi dice quanto dicevano la sua cortesia e la sua ironia.

Restano i libri, restano gli allievi, resta un modo di intendere il diritto civile come scienza della persona prima che dei beni. E resta, per chi c’era, un pomeriggio di novembre a Tokyo, con una straordinaria Persona.